Non so bene perché ho deciso di scrivere queste parole.
Forse perché non riesco più a tenerle solo dentro di me.
Vivo in una casa piena di rumori: la tv accesa, i passi, le porte che si chiudono.
Eppure mi sento sola come non mi sono mai sentita prima.
Non manca nessuno fisicamente.
Manca quello sguardo che ti dice ti vedo.
Manca una domanda sincera: “come stai, davvero?”.
La sera ceniamo insieme, ma è come se fossimo in stanze diverse.
Dormiamo nello stesso letto, ma di giorno non esistiamo l’uno per l’altra.
Io cerco di non pesare, di non dire troppo, di non creare problemi.
E così mi sono rimpicciolita piano piano.
Ho iniziato a dire “tutto bene” anche quando non era vero.
A sorridere per abitudine.
A convincermi che forse sono io quella sbagliata, quella che pretende troppo dalla vita.
Poi, una sera, mi sono ritrovata seduta in macchina con le mani sul volante e le lacrime che non volevano più aspettare.
Non volevo scappare.
Volevo solo sentirmi vista. Anche per un attimo.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questo spazio per caso.
Ho letto poche righe e mi sono sentita meno strana, meno sola.
Per questo ho trovato il coraggio di scrivere e mandare questa storia.
— Chiara
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