Mi chiamo Lorenza.
E per tanto tempo ho pensato che quello che sentivo fosse qualcosa da nascondere.
Non era un dolore preciso, non era una tragedia evidente. Era più una stanchezza silenziosa che cresceva giorno dopo giorno. Continuavo a fare tutto quello che dovevo fare: lavorare, sorridere, rispondere ai messaggi, esserci per gli altri. Ma dentro sentivo come se stessi scomparendo piano.
La cosa più difficile non era la solitudine.
Era la sensazione di non poterla spiegare a nessuno.
Perché quando provavo a parlarne, mi sentivo dire che dovevo essere grata, che avevo comunque una vita piena. E forse era vero. Ma dentro di me qualcosa si stava spegnendo, e nessuno sembrava accorgersene.
Ci sono stati giorni in cui mi sono chiesta se fossi io il problema.
Se fossi troppo sensibile, troppo fragile, troppo “qualcosa”.
Poi una sera, senza cercarlo davvero, ho trovato questo spazio.
Ho iniziato a leggere le parole di altre persone e mi sono accorta che non ero l’unica a sentirmi così. Non era una debolezza. Era semplicemente essere umana.
Non ho avuto una trasformazione improvvisa. Non è successo nulla di eclatante.
Ma ho smesso di farmi guerra.
Ho iniziato a concedermi momenti piccoli: una pausa senza sensi di colpa, un respiro più profondo, un pensiero gentile verso me stessa. E piano piano ho capito che forse non dovevo diventare più forte… dovevo solo smettere di sentirmi sbagliata.
Se stai leggendo queste parole e ti senti invisibile, voglio dirti una cosa semplice:
non devi spiegare tutto per essere capita.
A volte basta restare qui, anche in silenzio, e sapere che qualcuno dall’altra parte sente qualcosa di simile.
Io non ho ancora tutte le risposte.
Ma oggi riesco a respirare senza chiedermi continuamente cosa non va in me.
E forse è già un inizio.
— Lorenza
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