Non so bene perché sto scrivendo.
Forse perché non ho più nessuno con cui parlare davvero.

Mi chiamo Sara (non è il mio vero nome), ho 48 anni e per anni mi sono raccontata che andava tutto bene. Un lavoro stabile, due figli, una casa sempre in ordine. Vedevo le altre donne crollare e pensavo: io sono diversa, io reggo.

Poi, una sera qualunque, ho capito che non reggevo più niente.

Ero seduta sul pavimento del bagno, con la porta chiusa a chiave per non farmi vedere piangere. I bambini dormivano. Mio marito era sul divano, col telefono in mano, lontano anche se a pochi metri.
Ho aperto il cellulare e, non so come, sono finita su Il Mio Posto Sicuro.

Non cercavo soluzioni. Cercavo aria.

Ho letto una storia. Poi un’altra. E per la prima volta dopo mesi non mi sono sentita sbagliata per il modo in cui stavo. Ho capito che non ero rotta, solo stanca.

Da quella sera ho iniziato a ritagliarmi cinque minuti al giorno. Cinque. A volte seduta sul letto, a volte sul balcone, a volte in macchina prima di rientrare a casa. Non per essere forte. Solo per respirare senza dover dimostrare niente a nessuno.

Non è cambiato tutto. Non sono diventata improvvisamente felice.
Ma adesso, quando mi sento scivolare, so dove tornare.

E oggi ho deciso di scriverti perché forse qualcun’altra, leggendo queste righe, capirà che non è sola. Come è successo a me.

Sara

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