Anna: ho imparato a restare anche quando avevo voglia di scappare

Mi chiamo Anna.
E per molto tempo ho pensato che il problema fossi io.

Non nel senso classico. Non mi sono mai detta “non valgo niente”.
Ma mi dicevo spesso: forse chiedo troppo, forse sono troppo sensibile, forse sono io che vedo problemi dove non ci sono.

E così ho imparato a restare.
A restare anche quando avevo voglia di scappare.
A restare anche quando mi sentivo sola pur non essendo sola davvero.


Quando inizi a dubitare delle tue emozioni

La cosa più strana non è sentirsi tristi.
È iniziare a non fidarsi più di quello che senti.

Io mi dicevo:
“Non è così grave.”
“Ci sono cose peggiori.”
“Dai, passa.”

Ma non passava.
Cambiare stanza non cambiava la sensazione.
Dormire non la spegneva.
Distrarmi non bastava.

Era come se una parte di me stesse sempre bussando piano,
e io continuassi a far finta di non sentire.


Restare non è sempre forza

Ci insegnano che restare è segno di maturità.
Che chi scappa è debole.
Che bisogna resistere, aggiustare, tenere duro.

Ma nessuno ti dice che a volte restare è solo paura di perdere,
non scelta di restare davvero.

Io non restavo perché stavo bene.
Restavo perché avevo paura di stare peggio altrove.


La solitudine più strana

La solitudine che fa più male non è quella quando sei sola davvero.
È quella quando sei in due, ma non ti senti vista.

Quando parli e nessuno ti ascolta fino in fondo.
Quando racconti qualcosa e senti che non interessa davvero.
Quando smetti di spiegarti perché tanto non cambia nulla.

È lì che inizi a sparire piano.
Non te ne accorgi subito.
Ma un giorno ti guardi e pensi:
io prima ero più presente di così.


Non sei sola, anche se ti senti così

Scrivo questo perché so che là fuori c’è qualcuno che si riconoscerà.
Qualcuna che sta leggendo e pensa:
ok, ma questa sono io.

E voglio dirti una cosa semplice, senza frasi magiche:

Se ti senti invisibile, non sei sbagliata.
Se ti senti stanca di spiegarti, non sei difficile.
Se senti che qualcosa non torna, probabilmente hai ragione tu.

Non sei sola.
Non perché ci sono mille persone pronte ad aiutarti.
Ma perché quello che senti è umano, reale, condiviso.

E merita di essere ascoltato. Anche da te.


Oggi

Oggi non ho risolto tutto.
Non sono diventata improvvisamente forte.
Non ho risposte definitive.

Ma ho smesso di zittirmi.
Ho smesso di minimizzare.
Ho smesso di dire “non è niente” quando per me era tutto.

E questa, per ora, è la mia forma di rinascita:
non sparire più da me stessa.

– Anna

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